Club Alpino Italiano

SOTTOSEZIONE DI VESTONE (BRESCIA)

ALPINISMO GIOVANILE 2020

Progetto Educativo d’Alpinismo Giovanile

Raffaele Vezzola - 331 3253784

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6 settembre

Corna Blacca

Se la Corna Blaca la gha el capel…
… mola la ransa e tö sö el rastrel.

Finalmente la Blacca!

Già messa in programma negli anni scorsi e più volte rinviata causa cattivo tempo, finalmente i ragazzi dell’Alpinismo Giovanile del CAI Vestone hanno raggiunto, in mezzo alle nuvole, la vetta simbolo della Valle Sabbia.

L’itinerario era ambizioso: partenza poco sopra l’abitato di Ono Degno, salita fino a Pezzeda mattina per imboccare la variante per alpinisti esperti che serpeggiando fra le guglie calcaree della Bracca, porta sulla cima. La discesa lungo la direttissima che cala fino alla malga rifugio dei partigiani e poi via attraverso i campanili di Paio fino al passo della Croce per poi scendere verso il rifugio Amici Miei. Sommando le salite, quasi 1500 metri di dislivello!
Il tutto portato a termine nei tempi previsti in piena sicurezza e divertimento.

Il gruppo dei 16 ragazzi si è mosso veloce e compatto causando anche un poco di fiatone ai 10 accompagnatori.

Una buona giornata in montagna sfatando il detto che il “Capel della Blaca” porta pioggia, stavolta per noi, è stata benigna.

Alla prossima ora, fiduciosi di poter fare almeno ancora un’escursione prima della fine dell’estate.

A presto, Raffaele

22 agosto

Forno d'Ono, arca dei penser, val Sorda, Vestone

2 agosto

Cima Terre Fredde

Per la terza uscita di quest’anno abbiamo scelto un'altra facile vetta delle montagne di casa, ossia Cima Terre Fredde (Mt. 2645 slm), posta sopra la sponda ovest del Lago della Vacca, più o meno a metà tra i più noti “Cornone del Blumone” e “monte Frerone”.

Il ritrovo è quasi all’alba, 6.30 a Vestone, con la speranza di poter approfittare della frescura mattutina ed evitare un po’ di calura pomeridiana. Giunti a Malga Cadino, facciamo un breve appello, una conta dei presenti, mille inutili raccomandazioni sul distanziamento sociale (inutili perché i ragazzi sono già formati ed istruiti) e alle 7.50 cominciamo a triturare il sentiero che in poco meno di due ore ci porterà al passo della Vacca, tra il fischio di qualche marmotta solitaria e lo stupore di trovare la sabbia del mare in Gaver!

Ci dirigiamo quindi verso il passo del Blumone seguendo due segnavia: il famoso “Sentiero numero Uno” (o alta via dell’Adamello) e quello Bianco/Giallo del sentiero “Antonioli”. Giunti poco sotto il passo del Blumone abbandoniamo l’Alta Via e procediamo in direzione Cima Terre Fredde seguendo solo il Bianco/Giallo.

Passiamo nei pressi di due casermette della prima guerra mondiale e stupisce sempre il lavoro fatto dai nostri avi. Superiamo Cima Galliner e affrontiamo l’ultimo strappetto fino alla vetta della nostra meta.

È mezzogiorno!

Carbonara per tutti!

Purtroppo non c’è ne' pasta ne' pancetta quindi ci accontentiamo di quello che abbiamo nello zaino. La sosta è breve perché i nuvoloni attorno a noi minacciano maltempo. Percorriamo il sentiero a ritroso fino alla base di Cima Terre Fredde e poi ci spostiamo verso il passo della Vacca seguendo una vecchia traccia molto nascosta.

Il maltempo incombe e ci costringe a modificare itinerario: non passiamo da “Passo Terre Fredde” ma torniamo percorrendo a ritroso la via di salita fino a Malga Cadino. Una breve precipitazione ci rinfresca a qualche centinaio di metri dal parcheggio.

Sembra voglia ricordarci chi comanda. La sua breve durata ci lascia comunque la possibilità di cambiarci gli abiti nei pressi delle nostre auto.

Nonostante le pessime previsioni meteo di questo week end siamo riusciti a compiere la nostra escursione in un ambiente eccezionale, peccato che il maltempo ci abbia obbligato a ridurre il percorso, la discesa attraverso i verdi prati della valle di Cadino avrebbe contribuito ad aumentare il nostro livello di relax post escursione.

I ragazzi del Cai Vestone, per la seconda uscita salgono di quota.

Ore 7 partenza per i due gruppi da Vestone verso la val Breguzzo nel vicino Trentino, ragazzi e genitori sulle proprie auto guidati dagli accompagnatori.

Destinazione “tosta” per i ragazzi più grandi dell’Alpinismo giovanile: Passo del Frate e la cima Uzza a 2768 metri di quota.
Il tempo stupendo e l’aria frizzante agevolano il passo sul sentiero che dalla malga d’Arnò sale verso la malga Magiasone in mira alle candide rocce del passo con il suo aguzzo monolite che ricorda un frate in preghiera.
Il canalino che porta al passo è sempre una sorpresa e rende unico il percorso, pare quasi di muoversi all’interno di una strettoia che penetra nel bianco calcare.
Un sorso d’acqua, la sorpresa delle stelle alpine e poi via sull’erta erbosa che porta alla cima Uzza dalla quale sporgendoci verso gli strapiombi nord, scorgiamo un branco di caprioli che corrono sulla pietraia sottostante. Meritato pranzo avvolti dalle nuvole che nel frattempo si sono addensate precludendoci la visuale sulle cime circostanti.
Scendendo, ci fermiamo al passo e i nostri due Luca, ci mostrano come si attrezza una discesa in corda doppia, l’uso della piastrina e dell’autobloccante. Fare ogni tanto un poco di ripasso tecnico è sempre buona cosa.
Per tornare alle macchine, percorriamo la variante che passa della malga gestita dai ragazzi del Mato Grosso e dalla bella cascata della Cravatta.
A consuntivo, anche oggi i metri di dislivello sono quasi 1300.
Puntuali alle 16, dopo la foto di rito saliamo in macchina verso la molesta coda di automobili dei turisti domenicali che tornano in pianura ma, negli occhi abbiamo ancora le bianche rocce del passo del Frate e il suono del vento sulla cima del monte Uzza.

I ragazzi del CAI Giovanile, anche loro in val Breguzzo hanno come destinazione l’altipiano del Redont. Giunti al BregPark proseguono diritti fino al ponte Pianone a quota 1230 m. dove lasciano le auto per imboccare la carrareccia che porta al rifugio Trivena 1650 m. per poi fare l’ultimo balzo ai 1971 m. della località Redont.
Sentiero molto bello in mezzo a fioriture con cascate gonfie di acqua, con un guado che inzuppa gli scarponi prima della pausa pranzo.

Due escursioni in una bella valle alpina, per fortuna ancora ricca di malghe e di animali domestici e selvaggi che la rendono viva e pulsante di energia.
Bravi tutti i ragazzi e gli accompagnatori volontari sempre numerosi e presenti per il nostro progetto di Alpinismo Giovanile.

Alla prossima, Raffaele

Un poco di luce rischiara la Montagna

Dieci giorni fa abbiamo avuto il via libera da parte del CAI Centrale, le regole ricevute sono chiare. Stilato un regolamento di comportamento, preparata la locandina, abbiamo inviata la proposta alle famiglie ed ieri domenica 5 luglio abbiamo aperto l’attività dei ragazzi del CAI Vestone.
Due gruppi e due diverse destinazioni come regole impongono.

Il CAI Giovanile accompagnato dai volontari della sezione si sono diretti verso il monte Stino. I ragazzi trasportati sulle macchine dei genitori hanno raggiunto Mandoal, la frazione di Capovalle dove sono stati presi in carico dai volontari CAI.
Prima della partenza dell'escursione vanno ricordate a tutti i partecipanti, le norme di comportamento, sicurezza e distanziamento previsti, precisando che se non saremo in grado di rispettare tali norme, saremo costretti a interrompere le attività future…
Ma la voglia di stare insieme è tanta, e per i ragazzi una mascherina o la distanza di un braccio non possono certo ostacolare la giornata che ci aspetta.
La salita è sul sentiero sentiero CAI 477 che passando dal fienile di Stino porta fino al rifugio per poi raggiungere la sommità erbosa del Monte Stino (m 1467) e il belvedere che domina il lago d’Idro e le vette circostanti. Meritato pranzo al sacco e poi via per la visita ad alcune postazioni risalenti al primo conflitto mondiale. Ne seguiamo brevemente il percorso dapprima solcando prati con splendido scorcio in direzione del lontano Monte Guglielmo e della più vicina Corna Blacca.
Accaldati e un poco stanchi torniamo al punto di partenza lungo la comoda strada che ci riporta a Zumiè.
Tante le facce nuove degli iscritti di quest’anno e molte quelle conosciute negli anni scorsi. Qualche vescica e un poco di stanchezza, non riecono a smorzare il piacere dell’andare in montagna.

I ragazzi dell’Alpinismo Giovanile hanno come destinazione il monte Manos (1517 m.), meta un poco più ambiziosa, adatta ai ragazzi più grandi.
Partenza dal passo di San Rocco per poi raggiungere Cocca Veglie dove si intravede la cima del monte che raggiungiamo salendo il bel sentiero a tornanti mai troppo ripido. Spuntino sotto la croce di vetta per poi scendere la cresta che cala verso Vesta di Cima. Vogliamo raggiungere la Vecchia Dogana per vedere dove poco più di cento anni fa, si trovava il confine con l’Austria. Lungo il tragitto, deviamo il percorso per permetterci una seconda salita che ci porta sul monte Carzen (1507 m).
Pranzo al sacco sul morbido prato di fronte alla malga che una volta era la caserma dove dormivano i doganieri.
Indugiamo a lungo scambiandoci ricordi e progetti…
È bello essere di nuovo insieme in montagna.
Bisogna però rientrare, attraversiamo lungamente sul versante che guarda verso la Valvestino (l’antica Austria) completando un giro intorno al Manos che ci riporta al punto di partenza dove ci aspettano i genitori.
Bella uscita, il Gruppo si è ritrovato e rinsaldato subito, la montagna è una grande medicina…

Ora forza!
Sotto a preparare il programma per i mesi che ci restano in questo 2020, nel quale abbiamo imparato tante parole nuove che mettono un poco di angoscia: Pandemia, Distanziamento, Emergenza, Contagio, Lock down, Terapia intensiva…
Parole oscure che speriamo di dimenticarci presto.

Alla prossima, Raffaele

8 e 9 febbraio, esercitazione di autosoccorso in valanga dell’Alpinismo Giovanile del CAI Vestone.

È tempo per i ragazzi più grandi dell’A.G. di cominciare ad apprendere le tecniche di comportamento nel praticare la montagna in ambiente innevato.

Base delle operazioni la malga Pissisidol in quel di Bagolino. Ore diciotto,12 ragazzi con 6 accompagnatori partono da ponte della Selva risalendo il bosco lungo la pendice che sale verso il monte Pizza.
Presto la luce del giorno ci abbandona, accendiamo le luci frontali ma, spentole subito dopo, ci sorprendiamo del chiarore della luna piena che disegna le nostre ombre sul terreno.
Giunti alla malga ci accoglie il calore della stufa accesa e, veloci ci organizziamo, Daniel, il nostro chef ufficiale accende i fuochi e inizia la preparazione della cena: risotto con zucca e speck croccante con patate al forno, accompagnati dal ben di Dio che i ragazzi hanno portato negli zaini.

Dopo cena, dopo aver sbarazzato, Patrizia e Lucio tengono una lezione teorica sui rischi della montagna in inverno e come cercare di prevenirli. Spiegano come leggere il bollettivo neve e valanghe dell’ARPA, la lettura del terreno, l’uso dell’ARTVA, pala e sonda, come chiamare il soccorso e tutto ciò che serve per limitare al massimo la possibilità di incidenti.

Dopo la didattica, serve anche il divertimento: giochiamo, ma anche ripassiamo i nodi e la conoscenza della flora e fauna della montagna. Per chiudere la serata, Michele sfodera la sua fisarmonica che accende canti di altri tempi. A mezzanotte, tutti in branda.

Al mattino ci raggiungono i tre ragazzi più grandi che presto faranno il corso per diventare Accompagnatori Sezionali. Veloci, condotti da Patrizia e Lucio partono sul sentiero verso il Maniva per trovare e predisporre la zona dove effettuare l’attività.
A noi tocca la pulizia della malga e, subito dopo ci incamminiamo sul sentiero che sale verso la neve in alto.
Dopo circa un’ora, raggiungiamo i nostri compagni ed iniziamo a mettere in pratica tutto ciò che si era spiegato la sera prima. Le operazioni ben organizzate, si svolgono con attenzione e precisione e misuriamo l’entusiasmo e il desiderio di imparare dei ragazzi.
Quattro alpinisti sepolti sotto la valanga (zaini con all’interno un’ARTVA acceso) vengono trovati e dissepolti in un tempo che ci fa ben sperare che siano sopravvissuti. Bravi!

Ripassando dalla malga decidiamo di finire le nostre provviste davanti alla stufa e il suono della fisarmonica ci induce a tirare tardi al caldo e in compagnia. Bisogna però scendere, le auto ci aspettano a Bagolino, domani si torna a scuola…

I ragazzi crescono in capacità ed esperienza ma, fatemi dire che anche gli accompagnatori meritano una menzione, le loro capacità crescono con l’operare e, spero che alcuni di loro possano presto passare da Qualificati a Titolati nell’accompagnamento dei nostri ragazzi.

Alla prossima, Raffaele